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mercoledì 1 aprile 2009

Dedicato a Giovanni Ercoli




Davanti a questa pittura, escavazione della materia, ritmo interiore ripetuto in definizioni minime, è quasi doveroso soffermarsi in silenzio, scorrere meditandolo il lieve scarto tra immagine ed immagine in sequenza, immergersi in queste concrezioni del segno senza quasi pronunciarsi.
Ci investe il tempo che idealmente trasporta le sequenze una nell'altra, ne cogliamo attimi, anni-luce, e la storia passa fino a noi, ci parla dalla sua intima pazienza, una domanda dell'essere all'essere.
Nei bianchi che si fanno grigi il paesaggio si porge con la forza di una scelta interiore.
La pittura di Giovanni Ercoli ( www.giovanniercoli.it ) ci incontra quando siamo pronti ad uno speciale silenzio, soli con questa materia di tempo e luce in prossimità di una dimensione originaria, al primo definirsi di una voce che si va schiarendo senza mai rivelare appieno la sua parola e traducendosi in forma della mente, respiro della materia.
Quasi una tregua che si scandisce, poggiando sulla leggerezza di un nulla, una cenere trascorsa, un perchè che non si risolve altrimenti che tornando a un'interna radice.
Da questo punto l'immagine muove lentamente nello spazio come sabbia in una clessidra, a cercare il suo possibile infinito.
Quello di Giovanni è un modo di riaffermare una remotezza, la distanza scelta da un mondo che ci lascia troppo spesso privi di senso, nell'affanno di ricreare un nuovo moto della coscienza, un punto ineludibile da cui ripartire per rianimare un sè profondo, nutrire il nostro fragile presente.

Enrica Loggi

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