lunedì 3 febbraio 2020

"La nuova alba", di Giulietta Straccia



Le poesie di Giulietta, di recente pubblicazione, sono state per me una lettura avvincente. Accanto alle vivaci immagini e alle metafore vibra concreto il senso della vita, rivestito di versi incandescenti, fissi in una liquidità che li lega l’uno all’altro senza pause, nella misura di un canto che sboccia felice e tesse parole d’amore e di dolore, lungo un’ispirazione florida e cospicua.
Nell’equilibrio mobile di un verso sull’altro, risplende il tutto di una nobile ingenuità, nella minuta ed effervescente contemplazione di quanto accade.
Il destino nella poesia di Giulietta è anch’esso poesia, grazia da abbracciare, canto da ripetere, consolazione che si traduce, si dispiega in immagini, come nei suoi dipinti che istoriano il libro, e sono l’equivalente policromo delle parole: disegni sulla rima del sogno, impavide proiezioni della fantasia, candidi esorcismi della sorte.
La poetessa s’incammina sull’onda fertile dell’ispirazione, tenendoci per mano, affidando al lettore l’equilibrio della comprensione, di una gioia che zampilla anche accanto alle note aspre, alla forza di un fato che traveste i colori, e coraggiosamente si porge a chi voglia trattenere per un attimo il respiro, conservare il tessuto immaginifico per restituirlo alla Vita che fa di Giulietta una maga bianca. Nella sua cornucopia essa accoglie accenti, figure, forme che si stemperano man mano che ascoltiamo la sua pagina viva e vibrante, e crediamo all’avvenire delle sue parole.

Verrei da te

Mi vestirei di silenzi
Mi spoglierei nel tuo cuore
Mi adornerei come una sposa
Salirei con te negli spazi deserti
della tua anima e
Lascerei germogliare
Il seme della speranza
Vagherei sospinta dal vento
nelle tue libertà
Incredula e stordita
Mi addormenterei nel tuo sogno


La prima parte del libro ospita anche cinque racconti, che sottintendono la stessa poetica. Lascio la sorpresa al lettore riguardo agli argomenti e aggiungo soltanto queste osservazioni tratte dalla prefazione di Cinzia Tani: “Sia le storie in prosa che quelle in versi sono suggestive, commoventi. Anche se fra le righe sentiamo scorrere lacrime di delusione e anche di disperazione, c’è sempre annidata la speranza, la voglia di serenità, la forza di volontà, la solidarietà a riportare l’equilibrio, a lasciarci un sorriso.“

giovedì 12 dicembre 2019

Una piccola nota per Annalisa



Il nuovo libro di Annalisa Frontalini è con me da più giorni. Ammiro la sua poesia come un arcobaleno di poesie che s’incrociano arricchendosi di significati che si dispiegano sulla pagina come anime in cerca lungo i profili della vita. Quasi non posso fare a meno di scriverne tanto i suoi detti mi hanno interrogato, tanto ho desiderato rispondere, sulle ali dei suoi pronunciamenti appena accennati, nella sua voce che sa di ininterrotta confessione, di ricerca di un senso autonomo, per cui quanto viene affermato s’inanella dentro un elegante e definitivo florilegio di parole. Annalisa cerca se stessa in un rosario d’amore lontanissimo da qualsiasi retorica, tradotto laboriosamente nella musica del cuore, porgendosi a chi può leggerla mentre si dissemina tra le frange di un presente attentamente narrato, trascritto quasi angelicamente nella profonda sua spontaneità, lungo una musica lenta che appassiona noi e lei in un unico sintagma, per cui quanto viene letto è un presente tradotto e restituito in forma di poesia. Tutto questo sulle onde di ciò che è vissuto come una ricerca di pace, sul filo di un’ansietà che non disturba, anzi invita chi legge ad adagiarsi lungo le note di questa musica “imperfetta” e farsi accompagnare dal suono di versi generati dal buio di un’esperienza che li fa rifiorire, e accarezzano l’immagine sincera, nuda, inerme che Annalisa ha di sé. Originalissima forma, dettato autentico nel divenire che unisce come un filo rosso ogni ispirazione, per restituirne il canto sommesso, ed anche il grido in cui riconosciamo l’amicizia del poeta con il resto del mondo.

Fuori dall’oblò c’è luce
e una melodia stonata controvento,
un’illogica felicità si insinua
nel reticolo angusto delle mie paure
le guardo come fossero reliquie sante, le benedico
una ad una.
Danzo su note imperfette
a ciocche i miei capelli s’ingemmano, il naso si arriccia
gli occhi si riempiono di pagliuzze dorate e rido
senza provare vergogna per i miei denti sgangherati.
Così bella non lo sono mai stata.

(Annalisa Frontalini, “ La nota imperfetta “, Infinito edizioni, 2019)

Enrica Loggi

Altre mie recensioni sono sulla pagina :

https://nelsoffiodellapoesia.blogspot.com/p/recensioni.html 


mercoledì 6 novembre 2019

"Autunno in Poesia"


Un nuovo incontro di poesia alla Sala da Tè "Il Flauto Magico" di San Benedetto del Tronto (via Custoza, 31). Domenica 17 novembre, alle ore 18.


Nella vita che ci sorprende, in questi giorni autunnali pieni di un nostalgico colore, ci ritroviamo al Flauto Magico che ci ospita nella felice memoria di tanti pomeriggi, di tante sere condivise. Devo un grande grazie a questa meravigliosa sala da tè che ora accoglie i miei scritti e le foto di Roberto. Solo quest’atmosfera raccolta, conviviale, amichevole può presentare al meglio le mie parole dettate da tanti ricordi e da infinita commozione. La magia di questo amato luogo ben si sposa con quella dell’autunno e ne restituisce i battiti. Ognuno di noi guarderà sincero la sua effigie, e scambieremo il reciproco sentimento tra le luci soffuse, tra i tavoli immutati negli anni. E qui rivive il nostro passato come un fiore, un frutto di variegato accento.


Lentamente si posa la poesia
sulle pagine scalze dell’autunno


Nel fluire delle cose, e specialmente nel mutare delle stagioni, c’è qualcosa che sembra non cambiare, che riemerge con volto rinnovato nel tempo. Soprattutto nel passaggio estate – autunno ecco ritornare più vivido un senso d’infantile stupore che si affaccia mentre guardiamo la vita trascolorare. La luce si attenua e gioca a sfumare colori e contorni. Un’aura di sogno invade la realtà: ecco, un trasalimento di gioia o di lieve dolore ci coglie e trasforma la semplice visione in poesia struggente.
Una melodia infinita sembra risorgere da azzurre lontananze spingendoci ad un umile abbraccio alle forme che tremano: sospesi tutti noi agli istanti che svaniscono, pure una segreta forza ci sostiene e ci afferra dal profondo.
L’autunno soprattutto rivela questa nascosta ispirazione in un cosmico sussurro che ascoltiamo in silenziosa meraviglia. Oppure tutto si raduna in un flusso di parole che fogli di carta trattengono a stento: vorrebbero volare anch’esse come foglie d’autunno.

Va crescendo come un grappolo l’autunno,
in fila i platani compagni di strada
lontano dal mare si trasforma la terra
in qualcosa che brucia le stoppie e le canne.
Il mare si fa accendere lontano
da un sole che brucia e colora di celeste
la sua favola fino all’orizzonte
come in un miracolo dura forse un anno
nell’avventura che ci tiene desti.

*

La voce di novembre è un grido fioco,
azzurro che riveste in rosa i colli,
le aguzze cime del severo ovest,
l’anima sottomessa dei miei versi
dedicati alla notte precoce
alla falce di luna
singhiozzo ignaro del cielo notturno.


(da: “Una profonda leggerezza”)


lunedì 23 settembre 2019

“Il doppio, la natura, la musica”. Recensione a “Una profonda leggerezza”



di Maria Grazia Maiorino

Poesie brevi, senza titolo, incastonate fra due poemetti in corsivo, appaiono a chi legge simili a finestre che si spalancano sul bianco della pagina, aprendo orizzonti di tempi e spazi sempre sulla soglia dell’indicibile, del visionario. Con passi lievi, musicali e danzanti, ci introducono in un paesaggio d’anima, quasi un doppio dell’io lirico, evocato già in copertina da due volti femminili in un vortice di capelli intrecciati e, poco più avanti, da un’alata dormiente sotto lo specchio lunare.

S’allontanano i giorni e qualche ora
rimane seminata nella strada
insieme a foglie che chiedono
al vento di non cedere.
E’ qui il mio libro, e dice le parole
della canzone lontana come un giorno
che si nascose nella primavera.

Questi versi potrebbero racchiudere una dichiarazione di poetica. Foglie/fogli/parole. Parole vanno insieme alle foglie e chiedono di resistere, di fermare l’istante prima che trascolori, di essere raccolte e amate. Portano la voce di un’origine, di un’innocenza rimasta miracolosamente intatta, come una primavera lontana. Enrica è in perenne ascolto di questa voce, anche quando è solo un soffio, un sospiro impercettibile, e per darle consistenza la disegna con pennellate che via via compongono un volto:  viso  guancia  ciglia  labbra  occhi  profilo  sembiante… Figure femminili germinano una dall’altra come in tanti frammenti di specchi, la parola stessa sembra spogliarsi di qualsiasi costruzione puramente mentale per ripresentarsi scalza, trasparente, ciclica come le stagioni. Dettata da una sensibilità profonda capace di cogliere la luce in cui le cose appaiono e di esprimerla in trasparenza, sfiorando il mistero che è dentro e fuori di sé.
Nella sua essenza preghiera di lode orante, francescana, che, pur avendo inglobato in sé tutta l’inquietudine, il dolore, la perdita, la pesantezza dei nostri tempi difficili, è capace di risorgere e farsi via della bellezza e del canto. Sorella, volto anche lei, la scrittura, possibilità di dare un nome alle cose, a ogni cosa, partendo dalla ricchezza di suggestioni di una città, eletta a luogo del cuore.
La donna reale, trasformata in una polena di nave, si affaccia su quel cielo e su quel mare, costa mediterranea, sabbia e scogliere, infinito di colline, lunghi tramonti pieni di malinconia, monti lontani. Pronuncia parole antiche, sgranate come litanie, mette in scena un proprio teatro assorbendo cadenze e melodie, nenie di pescatori e delle loro donne che aspettano sulle rive, echi innumerevoli di altri artisti che hanno rappresentato la stessa terra.
Infine il suo autoritratto è una barca, simbolo per eccellenza della poesia, e così Enrica raccoglie tutto l’andare del suo scrivere versi:

Tu mi somigli, barca senza riva,
a un inganno del vento te ne vai
oscillando sull’acqua che ti schiva
vivendo sempre come fosse mai.

Maria Grazia Maiorino, di origine bellunese e residente ad Ancona, ha pubblicato le seguenti raccolte di versi: “E ho trovato la rosa gialla” (Forum, 1994), “Sentieri al confine“ (Scheiwiller, 1997), “Viaggio in Carso“ (Edizioni del Leone 2000), “Di marmo e d’aria” (Manni, 2005), “I giardini del mare” (Pequod 2011), “La pietra salvata” (Il lavoro editoriale, 2016). É autrice del romanzo “L’azzurro dei giorni scuri” e delle raccolte di racconti “L’America dei fari” e “ Angeli a Sarajevo” (Gwynplaine Editore).

Una recensione di Enrica Loggi sul libro  “La pietra salvata” si trova nel sito de Il Graffio.online al seguente link: http://www.ilgraffio.online/2018/03/27/nel-soffio-della-poesia-la-pietra-salvata-libro-maria-grazia-maiorino/

martedì 2 luglio 2019

Il paese, il ritorno


Si è svolto felicemente domenica scorsa a Monsampolo del Tronto l'incontro di poesia "Il paese, il ritorno". Riporto il testo che ho scritto per Il Graffio on line.

Arte e poesia, un lieto amarcord
a Monsampolo del Tronto


Con questo nuovo evento continua il sodalizio culturale che ho vissuto da tanti anni con Franco Marconi e la sua straordinaria Galleria. Il nostro comune percorso per testimoniare il valore dell’Arte e della Poesia ha conosciuto momenti di grande intensità.
Ogni mostra organizzata da Franco, ogni incontro di poesia realizzato insieme ha raccolto la fantasia, il pensiero, la meditazione di fatti ed invenzioni volti a creare una più alta consapevolezza dei problemi della vita contemporanea e del modo di affrontarli sul piano estetico e morale.
L’Amicizia sposata all’Arte ha sempre caratterizzato l’impegno della Galleria Marconi e in questo senso il mio lavoro letterario ha trovato una consonanza grande e un’ispirazione sempre viva.
La nostra collaborazione tocca ora un altro punto significativo con l’incontro di poesia “Il paese, il ritorno”, a Monsampolo del Tronto. Nell’ambito della mostra d’arte contemporanea “Tempo presente”, con opere di Roberto Cicchinè e Giuseppe Biguzzi, il mio ritorno al paese d’origine vuole offrire la mia esperienza poetica al tema della manifestazione. Leggerò tre testi inediti dedicati a Monsampolo, tesi ad illustrare tutta la storia del mio affetto per questo paese. Qui ho trascorso la mia infanzia, intimamente lieta come una mia profonda radice. Dalla bellezza e amenità del luogo ho tratto materia per gran parte della mia produzione poetica; ancora oggi esso rappresenta per me una sorgente di valori. I ricordi mi legano alle sue strade e al paesaggio dolcemente evocativo delle colline: tutto genera continuamente la percezione di un “tempo assoluto” che suggerisce un riscatto spirituale a cui siamo dediti. Coglierò l’occasione per salutare ancora una volta queste antiche mura e ringrazio profondamente Marche Centro d’Arte per aver ideato l’incontro, con un pensiero speciale alla bravissima Rosita Spinozzi che sarà al mio fianco durante la presentazione, e al carissimo Fiorenzo Massacci che con la sua voce fortemente timbrica accompagnerà la mia lettura. Offrirò al pubblico anche alcune poesie tratte dal mio nuovo libro “Una profonda leggerezza”, uscito di recente, a narrare docilmente il filo che ci stringe al flusso ineffabile della parola.


sabato 18 maggio 2019

Amicizia e poesia: una conversazione tra Enrica e Rosita


Un articolo di Rosita Spinozzi su "Il Graffio.online". 
In occasione della presentazione del mio nuovo libro racconto il senso della mia opera.

giovedì 16 maggio 2019

Un nuovo libro, un nuovo cammino



Ripenso al mio primo libro, di tanti anni fa. Ciò che lo fece nascere fu il talento ravvisato della solitudine, e la ricchezza di una costante meditazione, una visione che illuminava i miei giorni e li sollevava come un’onda che si alza improvvisamente e restituisce lo slancio che la sostanzia. Così sono nati i miei libri, e quest’ultimo riporta a riva ciò che il mare e la fantasia restituiscono come un dono attuale e remoto, concreto e immaginario.
Si apre allora un nuovo cammino, un nuovo tratto di strada, segno e speranza di una armonia esistenziale che la poesia sempre suggerisce come una promessa celeste.
 “Si è così davanti ad una premessa o promessa che non è la semplice attesa del Sabato del villaggio, ma piuttosto la simmetrica anche se distante “temperatura” stupefatta di Aspettando Godot. Se la veglia è attesa, quella della Loggi è una attesa particolare e singolare. E’ una sorta di commistione, mai visionaria, ma più semplicemente “sospensione”, come quando si è in uno stato di trance. Tale “sospensione” (del tempo e dello spazio) le permette di entrare nella “natura” che non è qui tanto lacrima rerum, quanto piuttosto nitore e candore, lucida visione…”
(Dalla prefazione di Guido Garufi)