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mercoledì 4 dicembre 2013

Su "London", l'ultima mostra di Stefano Taffoni





Non sono mai stata a Londra, ricordo “Penny Lane” dei Beatles e “…there beneath the blue suburban skies”, che è un verso di quella meravigliosa canzone, e potrebbe fare da colonna sonora a queste foto, dove appaiono cieli suburbani accanto a panoramiche della City e i personaggi in mostra evocano bene uno humour che è lo stesso che si sente nella canzone… Vengono fuori “visti per il ricordo”, in un florilegio che ripercorre uno sguardo carico di stupore, per cui si va tra mirabilia e minimalia nel “mood “ di questa città, grandiosa in una sorta di voluta “sproporzione” ottica con chi la ritrae e ce la comunica come gli è apparsa, come se lo sguardo fotografico coincidesse con la prima impressione che hanno registrato gli occhi: effetto non facile da ottenere.

Questo tipo di ricerca, per cui vale e calza il motto picassiano “Io non cerco, trovo” manca felicemente di ogni intenzionalità letteraria, e si concede così in una veloce leggerezza che suggerisce, e oltre che documentare, ha il grande pregio di divertire, di comunicare entusiasmo.

E’ così che le immagini si accalorano di luci che attraversano gli “interni” e tinte squillanti di “fenomeni” registrati nelle strade e colti al volo, come le orchestrine ambulanti, il sorriso di una bambina che vende piccoli dolci in un vassoio, all’aria aperta, “a pretty nurse is selling poppies from a tray” (da Penny Lane, ancora), i capelli rossi in un fiocco di un’altra bimba che avviano tutto un frizzante caleidoscopio, che è un altro dei portavoce di questo “taccuino di viaggio”, singolare chat con una città, con le luci delle sue vetrate, le sue cattedrali nel deserto che riescono ad apparirci senza drammi, i suoi salti di prospettiva giostrati come piccoli zoom. Perfino un ricordo delle Olimpiadi 2012 risolto in un affollarsi di facce, di fans che guardano tutti nella stessa direzione, col naso all’aria: una vignetta, un tocco Zen.


Enrica Loggi

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