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venerdì 4 marzo 2016

Note di lettura su “Diario” di Salvo Lo Presti



E’ passato un po’ di tempo da che Salvo Lo Presti mi ha affidato il suo libretto azzurro. Ho lasciato che le pagine penetrassero la mia memoria poetica per accoglierle meglio nel mio sentire. Sono semplici, lineari quando non eleganti confessioni della propria vicenda umana, guarnite da versi pieni d’armonia, anche dove toccano corde difficilissime. Il pessimismo sottile di Salvo è una corolla esistenziale ricca di eloquenti sfumature. Il poeta ci fa semplicemente dono di sé e del suo quotidiano, inquieto suo malgrado, desto ed assorto con le sue voci inclini alla tristezza, ma vive di un loro energico dispiegarsi.

La pagina di Salvo è questo suono a volte dissolto delle sue parole ma vigile nell’operare sulla poesia. Nessuna vanteria, nessun “dejà vu”. I suoi versi chiedono di poter entrare nella nostra coscienza come in un sogno, a volte come una apparizione che ci chiama. Salvo si avventura nei suoi giorni tra  presenze leggere e celestiali che sorreggono i suoi versi brevi e li lasciano vibrare come alla ricerca di una benedizione della vita, uno smentire la sorte dolorosa nell’atteggiamento di chi è strenuo testimone del proprio mondo.

Ci sono passaggi, in queste poesie, che evocano l’infinito, la complessità dell’universo e la sua cecità. Volano le parole a contemplare e ad illustrare un io poetante che si esprime attraverso innocenti colori e gemiti, un parlare quasi senza voce, una vita che si unisce alle cose attraverso note dolenti-cangianti, nello spezzarsi del verso a rincorrere un canto policromo che raggiunge l’orecchio e non lo abbandona.

E. L.

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Salvo Lo Presti vive a Cupramarittima. E’ attore teatrale e ha collaborato con diverse compagnie. “Diario” (2015) è la sua opera prima. Attualmente è collaboratore e redattore della rivista  UT di San Benedetto del Tronto.

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Ho viaggiato tutta la notte
per ritrovare un altro mondo,
un’altra vita, probabilmente.
Cerco le mie domande
in una punta d’azzurro.
Nell’ultimo cerchio
scorgo ombre ibernate.
Lentamente ogni cosa fluttua
in vortici slegati.

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Ti hanno colorata con i pastelli.
Azzurro e viola.
Forse verde.
Profumo di corteccia umida
e tenera pelle.

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I giorni si susseguono
senza riuscire a parlarsi.
Io fingo di esserci
e vado avanti.
Non mi accorgo di nulla.

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