* * *

martedì 7 ottobre 2014

Un paese del Piceno


La collina si disegna molle nel fitto di querce e olivi, acacie e canne. Sopra il verde cupo della nuova primavera nell’ocra delle foglie che hanno cambiato colore, due campanili. 
Si scorgono da lontano e modulano il rilievo come pennoni di barche reduci da un viaggio pellegrino lungo questo paesaggio, di alture morbide che si rincorrono sotto il cielo abbracciando tutta una visione che disperde lo sguardo nei giochi delle strade curve lungo le volute dei colli, e la natura è distesa e avvolgente, selvosa e mite.
Si disegna un’atmosfera lontana dalle intermittenze frenetiche delle città, un luogo per chi voglia ricordarsi un’altra faccia della vita, il volto della campagna che si dona a fiotti, prezioso a disegnare sagome rotonde di alture dove lo sguardo trova la sua pace, la sua fantasia appagata, come in una festa raccontata nel passato, un sogno fatto a lungo, e a lungo ricordato.
Monsampolo: una torre di pietre scure, mentre il paese si profila, coi suoi acciottolati che rampicano sul dorso della collina , per scandire un percorso che somigli a una conquista, o a una reiterata preghiera. Le vie si diramano irregolari come erbe, e tutte lentamente conducono alla Piazza, dove vive chiuso nelle sue pietre antiche il Palazzo Malaspina, in un silenzio prezioso che misura le distanze, gli angoli, la facciata scabra della chiesa seicentesca, come in una scena in attesa, un nitido porgersi allo sguardo, alla parola, al ricordo. Voci che s’intrecciano tra finestre socchiuse, vasi di geranio davanti alle porte, archi, androni che rinserrano altre porte.
E viene voglia di bussare, di chiedere ospitalità a questa gente del Piceno riservata e umile, alle prime restia ma segretamente disposta al discorso, alla confidenza…E curiosare nelle cucine ordinatissime, catturare qualche antico profumo, e poi calcarle meditando, le strade che guardano al cuore del borgo, rimasto intatto nei lunghi anni delle sue pietre, che si sono accumulate a dar volto ad una civiltà e ad una bellezza decisa ad accompagnarci ancora in un cammino amoroso. Storie lontane rimbalzano alla vista nella prospettiva che circonda, fino ai monti e al mare, lo specchio che accoglie lo sguardo e lo riporta alla rotondità della terra, al mistero per cui siamo vivi, al giorno, al sole disteso sul volto e al passare del tempo.


Enrica Loggi

Nessun commento: