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lunedì 17 giugno 2013

Poesia e vita



E’ tardi, s’incrociano strade

come rime fuggiasche

ho appena finito di parlare

e la vita si tinge, sfuma

in una sera che si apre e inghiotte

il canto più lento del giorno

e si rifugia nei versi

come in braccia di madri.

Vita che si traveste

in solitudine

e tra i suoi panni ruvidi

si posano i momenti, le parole.

Poesia che nasci da macerie

e vai girando dove nessuno cammina

o dove tutti cercano una luce

e ti rifugi nell’acciarino

che accende la tua candela,

mi sei apparsa e ti reggo sull’indice

come un uccellino mite.

La vita il deserto

cercano il tuo manto piumato

per attraversare il fiume

per andare a casa.

Ho riposto il vestito della festa

per entrare graziosa

nella tua dimora

nel tuo lungo sospirare

nelle tue lacrime

nel tuo belletto circense

sirena

del mio viaggio continuo

tra i vivi,

quelli che cantano canzoni

per stancare il vento di marzo

per incantare la morte.

E aspettano le rondini

e il verde dei campi.

Enrica Loggi

scritta in occasione del Festival Ferrè 2013
(tavola rotonda sul tema: "Il rapporto tra arte e vita nei poeti e nei musicisti" )


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