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lunedì 18 giugno 2012

poesia dedicata a Fabrizio De Andrè


Scritta per il festival Ferrè e recitata al Teatro Concordia il 16 giugno 2012.

A Fabrizio De Andrè


   Ho sentito la tua voce nell’antro di una porta

vecchia, spuntare da un vaso di gerani

rossi come bocche di rosa, come la tua canzone

profonda e roca, che si sfianca, s’arrampica

sopra le note in un roveto di rime.

Ti ho amato negli anni più verdi di questi,

come un amore che s’aspetta

sul fare di altre soglie, un cuore più terso

di questo che oggi ti torna a cercare

come un idolo di carne e sangue

un canto levato sopra le miserie

di un mondo in maschera come questo.

E’ per quelli senza voce che hai cantato

per i cuori avvampati di paura

per chi è colpito dallo scherno di quelli

che parlano alto e colpiscono basso

anch’io ero qualcuno che hai amato

fragile, lontana

ed è con la gratitudine dei deboli che ti vengo a cercare

di chi viene fatto pagare

ad ogni occasione, anche per trastullo.

Fabrizio, ho per te un nuovo tema:

so che mi ascolti dietro le rovine

sotto il tuo ciuffo di capelli scuri

regalaci ancora una canzone.

Che sappia di pane e di tenerezza,

che prenda in mano la poesia come un geranio

e ne sfogli i petali, piccole voci

come sai fare tu che t’inoltri

mescolando parole e sangue.


( Enrica Loggi )



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